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A modo mio (quel che sono l'ho voluto io)




Sono nata disorganizzata e anche quando studiavo non ho mai avuto un vero e proprio metodo strutturato; vedevo le mie compagne di scuola stilare riassunti per ogni capitolo, strutturare schemi grandi come mappe stradali e organizzare un calendario di ripasso per le materie da ripetere mentre io mi riducevo puntualmente all'ultimo minuto per focalizzare le parole chiavi evidenziate in neretto e dare una letta veloce ai miei appunti incomprensibili!

Con l'università ho iniziato a pormi il problema in maniera più allargata, legato anche al cambio di organizzazione della giornata e i differenti tempi universitari, perciò la domanda che mi sono cominciata a fare è stata

Come posso trovare il metodo perfetto per fare bene tutto?

Sono partita così, senza mezze misure, ricercando la migliore strategia che mi aiutasse a modificare tutti i miei aspetti negativi: impostazione di nuove routine, libri motivazionali, percorsi di crescita personale, visione video di esperti, spunti e idee degli amici, riviste, siti e tutto quello che mi poteva essere d'aiuto per reimpostarmi. Vuoi la verità? Tanti spunti nuovi, diversi e interessanti, ma nella pratica nessun metodo o strategia mi ha portato ad evidenti e mirabolanti modificazioni, causandomi spesso un gran senso di inadeguatezza ( " perché non riesco a studiare 3 capitoli di fila come dice...?" ) e una frustrazione generalizzata su più aspetti della vita (" non sono capace di studiare/organizzarmi/portare avanti attività/ecc.").  Sono quindi rimasta nel mio "lofacciosenzagrandiaspettativepoiquellochevieneviene" per molto tempo, senza rischiare particolarmente o riducendo la misura dei miei obiettivi; insomma sono rimasta nella media.

Con l'avvio ed il procedere dell'impegno lavorativo, però, ho sentito come indispensabile la necessità di svolgere un lavoro di crescita su me stessa, sull'affermare le mie capacità e l'accettarmi nelle mie caratteristiche;  in questa maniera la mia visuale di crescita e miglioramento si è completamente capovolta e la domanda che è emersa è

Come posso integrare quella che sono con quello che voglio migliorare?

Qui, la svolta.

Ponendomi questa domanda ho capito che devo, innanzitutto, avere rispetto per me anche in quegli aspetti che reputo più negativi, che la mera applicazione di metodologie e programmi non serve a niente se non riconosco loro il giusto valore nel mio vivere, ti faccio un esempio: io ho molta difficoltà ad alzarmi presto la mattina, ma mi piacerebbe  utilizzare in maniera costruttiva questa parte della giornata. Un periodo avevo deciso che mi sarei alzata prestissimo perché così avevo letto, così funzionava, così sarei diventata migliore, ecc.  Ho provato per alcuni giorni, senza dare senso alla cosa, e ovviamente non sono riuscita a modificare nulla ed ero pronta a mollare e a riconoscere l'ennesimo fallimento. Ultimamente, però, anziché demordere subito mi sono fermata e  mi sono chiesta: "Come posso integrare quella che sono con quello che voglio migliorare?" e riflettendo su quello che è il mio quotidiano ho inserito quello che voglio migliorare (alzarmi presto) in quello che vivo e che sento (cerco di essere costante nell'alzarmi, l'orario è gradualmente anticipato, se la sera ho degli impegni cerco di essere più elastica sulla regola, ecc.).

Vedendola così potrebbe anche sembrare una banalità, ma se tutti i giorni ci concentrassimo sull'importanza di calibrarci volta per volta su quello che siamo e su quello che in realtà potremmo realmente concederci, la nostra prospettiva cambierebbe radicalmente, principalmente verso noi stessi (e sarebbe davvero una grande conquista!) e di riflesso verso gli altri.

Quando affermi che hai bisogno di fare le cose a modo tuo, con i tuoi tempi e con le tue possibilità ti stai veramente offrendo una grande opportunità!

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